Hidden Souls, (Anime nascoste). Mostra fotografia 21-22 maggio 2011 Faleria

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Hidden Souls, (Anime nascoste). Mostra fotografia 21-22 maggio 2011 Faleria

Messaggio  luca salvadori il Sab Mag 21, 2011 5:29 pm

Presso la sala delle feste del castello degli Anguillara di Faleria vèronique N. Vergari espone la sua mostra intitolata Hidden Souls.

Dopo aver viaggiato nell’abbandono individuale, la Vergari presenta nella stessa location un lavoro di denuncia, Hidden Souls, (Anime nascoste).

Un piede che poggia per terra, qui nulla è vago, qui è chiara la distinzione, qui il bianco e nero non si confondono in un grigio dell’anima, qui l’anima è dolorante e pesante. Scatti semplici, senza stridi, nessuna violenza se non nella storia di quei piedi. Véronique Vergari ricorda un luogo di emarginazione: il Residence Roma, in via di Bravetta, chiamato sinteticamente Residence Bravetta. Nell’agosto del 2007 i cinque palazzi del residence vennero sgombrati definitivamente.
“È stato chiuso l’ultimo dei grandi insediamenti abusivi in città: vi vivevano duemila persone”, così chiudeva la storia del Residence Bravetta Walter Veltroni, l’allora Sindaco di Roma. Un luogo d’esilio e di disperazione che era per la gente ospite della struttura aperta nel 1983 l’unico luogo in cui poter vivere. Risposte e soluzioni presentate come alternative ben poche, la disperazione in quell’agosto del 2007 era nei manifestanti che si bagnavano il corpo di benzina e minacciavano di darsi fuoco.
Il residence Bravetta, due anni e mezzo dopo la chiusura definitiva, è stato distrutto, ma solo in parte, c’è ancora lo spazio di un ricordo, la domanda sul dove quelle persone siano finite. La Vergari dà voce ad un dolore, il suo racconto è delicato, per ricordare la presenza nello spazio le serve solo un particolare, un piede e sempre e solo il bianco e nero, come per l’altro lavoro di ricerca sempre in mostra in galleria.
“Trovo che il bianco e il nero rivelino il colore delle cose. Il bianco e nero lo vediamo tutti, il colore lo interpretiamo” Ci spiega Véronique.

Quindi le sue fotografie hanno bisogno di oggettività, che il dolore sia personale o collettivo, il racconto deve essere pulito dagli urti e dai contrasti. Quando le discordanze sono già presenti nell’animo e nella realtà che ci circonda è quasi inutile ripeterle, bisogna interpretarle in modo intimo.
Un doppio racconto quello di Véronique che usa lo strumento fotografico dall’età di undici anni, imparando a sfruttare anche la sua ricerca da attrice per guardare un mondo che stona nel contrasto delle sue rappresentazioni urlate con le realtà taciute.

luca salvadori

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