Il Consiglio dei ministri dà ok unanime e già pensa a chiedere la fiducia

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Il Consiglio dei ministri dà ok unanime e già pensa a chiedere la fiducia

Messaggio  Admin il Gio Ott 14, 2010 6:39 pm

Il Consiglio dei ministri dà ok unanime e già pensa a chiedere la fiducia
Tremonti: "Finita la legge di stabilità, ora è il momento di lanciare la politica dello sviluppo". Nessuna novità rispetto alla manovra approvata a luglio. Le direttrici: nucleare, pubblica amministrazione, sud, rapporti sociali e riforma fiscale. Il Pd: "Ignorato il Parlamento"

ROMA - In una riunione durata appena 30 minuti, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera unanime alla legge di stabilità (la vecchia finanziaria) e al ddl recante disposizioni per la Formazione del bilancio annuale e pluriennale dello stato, triennio 2011-2013. Non ci saranno cambiamenti rispetto alla manovra approvata a luglio. "Eventuali novità - dice Tremonti - potranno essere approvate con il decreto legge di fine anno". Il consiglio dei Ministri ha anche già autorizzato il governo a porre la questione di fiducia sul ddl di stabilità.

Nella successiva conferenza stampa il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha parlato di "discussione responsabile" e di "massima condivisione" tra i componenti dell'esecutivo. Superate quindi, almeno nell'ufficialità, le divisioni e le proteste 1 dei vari dicasteri per i tagli. "Il governo italiano avanza sulla strada dell'Europa. L'Italia è il primo Paese che imposta una grande riforma fiscale. Ora le tappe sono la stabilità e lo sviluppo. Finita la legge di stabilità, lanciamo la politica dello sviluppo. Da oggi possiamo formalmente avviare la seconda fase". Quella dello sviluppo che arriva, "dopo la fase della stabilità di bilancio", ha aggiunto il titolare del dicastero di via XX Settembre.

Nessun nuovo taglio insomma ma una rimodulazione delle spese. Fonti della presidenza del Consiglio osservano che per quanto riguarda gli effetti della Legge di Stabilità (circa 1.000 milioni per l'anno 2011, 3.000 milioni per il 2012 e 9.500 milioni nel 2013), "non si tratta di nuovi interventi bensì di una redistribuzione di risorse di bilancio che, come scritto nella nota, non comportano effetti sul conto economico della pubblica amministrazione".

Mercoledì prossimo intanto, ha detto Tremonti, impegni permettendo, ci sarà il primo incontro per mettere a punto la richiesta di una delega al Parlamento per la riforma fiscale. "La prima riunione sarà mercoledì prossimo per cominciare a studiare lo schema di delega della riforma fiscale, convocheremo le parti sociali e lavoreremo con le forze politiche".

Il ministro ha poi affermato di avere parlato con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dei provvedimenti per lo sviluppo, elencando una serie di punti dai quali intende partire: "Il nucleare, la pubblica amministrazione, il Sud, la tematica dei rapporti sociali fino alla riforma fiscale", ha detto. E sull'università ha garantito "l'impegno a mettere quanti più soldi possibile", precisando che in ogni caso questo avverrà "a fine anno". Spetterà comunque all'Ecofin, ha aggiunto Tremonti, "dire se il nostro piano è sufficiente, sufficientemente ambizioso e adatto alle prospettive di un grande Paese come il nostro: faremo delle proposte e aspetteremo delle risposte".

Le reazioni. Al termine del Consiglio dei ministri, il leader della Lega Umberto Bossi, parlando con i giornalisti, ha detto di avere "massima fiducia" in Tremonti, definendolo il "cancelliere di ferro", una specie di "Bismarck". "Lo sapete - ha detto - che chi tiene la borsa tiene il potere. E' proprio un cancelliere di ferro". Dal canto suo, il titolare dell'Economia ha ironizzato sulle polemiche dicendo ai suoi colleghi: "Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia". Lapidario e sconsolato invece il commento del ministro dell'Agricoltura Giancarlo Galan: "E' una tragedia. Il problema è che non ci sono soldi", ha detto a margine dell'incontro con il collega francese Bruno Le Maire.

Per il capogruppo di Fli alla Camera, Italo Bocchino,è "inevitabile che il governo sia costretto, alla fine, a mettere la fiducia in parlamento, perché le divisioni all'interno del Consiglio dei ministri sono evidenti". "Ieri - ha aggiunto Bocchino - abbiamo assistito nelle riunioni che abbiamo fatto a vedute diverse tra il ministro Tremonti e il ministro della Pubblica istruzione Gelmini su questioni relative all'università. Quindi, credo che la fiducia sia lo strumento più agevole per Berlusconi per risolvere i problemi di un fronte ampio di ministri che non condivide le scelte di Tremonti".

Durissimo il commento del Pd: "Non ci sono più regole, ma imperversa il metodo di raccontare bugie agli italiani. Tremonti fa approvare dal Consiglio dei ministri la Finanziaria senza che il Parlamento abbia prima deliberato sul documento di finanza pubblica e, non contento, annuncia anche il voto di fiducia - dice Michele Ventura, vicepresidente vicario dei deputati del Pd - e chiedo ai presidenti Fini e Schifani di intervenire immediatamente".

(14 ottobre 2010)

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