The Velvet Underground

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The Velvet Underground

Messaggio  Admin il Mar Ago 24, 2010 10:33 pm

The Velvet Underground
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The Velvet Underground
Paese d'origine Stati Uniti
Genere Experimental rock, Rock and roll, Pop rock, Proto-punk,
Periodo di attività 1965 –1973

I The Velvet Underground sono stati un gruppo musicale rock statunitense di fine anni sessanta, scioltosi definitivamente nel 1995 dopo la morte del chitarrista Sterling Morrison. Nel 2004 la rivista Rolling Stone ha piazzato i Velvet Underground[2] al numero 19 nella sua lista dei 100 migliori artisti di tutti i tempi.[3]

Il gruppo si formò a New York nella seconda metà degli anni sessanta dall'incontro fra l'allora studente universitario Lou Reed e John Cale, giovane musicista d'avanguardia allievo di La Monte Young, che nel gruppo suonava la viola, il basso e le tastiere.
Reed era un compositore a pagamento di canzoncine che sfruttavano le mode del momento, ma per sé scriveva anche altre canzoni, con armonie molto semplici, composte di pochi accordi, e testi che non avevano niente a che fare con la musica rock del periodo. Al gruppo si unirono anche Sterling Morrison alla chitarra e Angus MacLise alla batteria.
Il gruppo proponeva un rock molto atipico per il periodo, che alternava e fondeva melodie semplici, ritmi ossessivi ed un largo uso del feedback e della dissonanza; il cantato-parlato di Lou Reed, che declamava testi in assoluta contrapposizione con la cultura Hippy del tempo, toccava spesso temi come morte, solitudine, alienazione urbana, droga e sesso.
A causa di questa sua alterità e quasi programmatica sgradevolezza il gruppo non ebbe alcun successo fino a quando Andy Warhol, che aveva conosciuto il gruppo (ormai con la nuova batterista Maureen Tucker) al cafè bizare di New York su segnalazione del ballerino della Factory Gerard Malanga e della groupie Barbara Rubin, sotto consiglio del regista Paul Morrissey, decise di produrre il primo album dei Velvet Underground affiancando al gruppo la voce di Nico, affascinante modella tedesca, e di trasformare i loro live in una performance (dal nome The Exploding Plastic Inevitable) che univa musica, danza e le proiezioni dei cortometraggi dello stesso Warhol.
Il loro disco d'esordio, The Velvet Underground & Nico (1967), è uno dei più importanti dischi rock di sempre, la cui influenza si è fatta sentire pesantemente dagli anni settanta (anni di successo per il Lou Reed solista, che portarono conseguentemente alla riscoperta del gruppo) e continua a farsi sentire tutt'ora. Così come continua a farsi sentire quella di White Light/White Heat (1968), il secondo lavoro del gruppo; più sperimentale e rumoroso -anche a causa dell'assenza di Nico, che non fu mai un vero membro del gruppo- l'album si avvicinò molto al vero suono live dei Velvet Underground.
In seguito a dissidi tra lui e Lou Reed, nello stesso anno John Cale se ne andò; con il nuovo bassista Doug Youle assunto su pressione del nuovo manager Steve Sesnick i Velvet pubblicarono The Velvet Underground (1969). L'album pose in primo piano il loro lato più classico, per certi versi più folk; in esso è maggiormente avvertibile la mano di Reed -tutti i brani appaiono come suoi- che lo considera come la concretizzazione della sua idea di album rock come un tutt'uno.
L'ultimo episodio, Loaded (1970), primo per la major Atlantic conta la presenza di due classici dei Velvet come Sweet Jane e "Rock and Roll". In questo periodo crebbero i malumori di Reed verso il nuovo produttore e il nuovo manager che vollero inspiegabilmente muovere il gruppo sempre più verso l'influenza del nuovo bassista Doug Yule e verso sonorità più commerciali. Dopo l'ultima esibizione della band al Max's di New York il 23 agosto 1970 Reed ormai sull'orlo di un esaurimento nervoso( all'epoca soffriva anche di insonnia) lasciò il gruppo per dedicarsi alla carriera solista. Dopo l'abbandono di Reed i reduci pubblicheranno un album (Squeeze) utilizzando il nome Velvet Underground.
La band si riformò brevemente nel 1992 per un nuovo tour, ma dopo nuovi dissidi fra Reed e Cale dovuti fondamentalmente ai metodi dittatoriali del primo e della moglie manager che oltre a stuzzicare in continuazione Morrison e soprattutto Cale volevano produrre unicamente un nuovo album dei Velvet e la morte del chitarrista Sterling Morrison il gruppo si sciolse definitivamente.
Storia [modifica]

Inizi (1964–1965) [modifica]
Le fondamenta di quelli che sarebbero diventati i Velvet Underground vennero gettate alla fine del 1964. Il cantante e chitarrista Lou Reed si esibiva con gruppetti estemporanei e scriveva canzonette pop per la Pickwick Records.[4] Reed incontrò John Cale, un gallese che si era trasferito negli Stati Uniti per studiare musica classica. Precedentemente Cale aveva lavorato con compositori di musica d'avanguardia come John Cage e La Monte Young nel suo gruppo d'avanguardia Dream Syndicate ma era anche molto interessato alla musica rock. Cale fu piacevolmente sorpreso nello scoprire che anche Reed aveva la sua stessa propensione allo sperimentare con la musica. Il duo iniziò a registrare e ad esibirsi insieme, e la loro partnership unita alla loro condivisione degli stessi interessi, formò il nucleo dei futuri Velvet Underground.
Il primo gruppo di Reed e Cale si chiamava "The Primitives", e fu una band di breve durata creata appositamente per promuovere una nuova composizione di Reed per la Pickwick, il singolo The Ostrich.[5] Reed e Cale reclutarono Sterling Morrison, un compagno di college di Reed che aveva già suonato in precedenza con lui durante qualche sporadica occasione, e Angus MacLise che si aggiunse alla batteria. Il quartetto si chiamò per un periodo "The Warlocks", per poi diventare "The Falling Spikes".[6]
Il libro The Velvet Underground, si dice trovato su un marciapiede dall'ex Dream Syndicate Tony Conrad, un romanzo circa il sottobosco sessuale underground dei primi anni sessanta opera di Michael Leigh, ispirò il nome definitivo del gruppo.[7] Reed e Morrison raccontarono in seguito che alla band piaceva questo nome, perché sembrava evocare i film del "cinema underground", e inoltre perché Reed aveva già scritto una canzone intitolata Venus in Furs, ispirata al romanzo Venere in pelliccia scritto da Leopold von Sacher-Masoch, che parlava di masochismo e perversioni sessuali. La band immediatamente e all'unanimità adottò il titolo del libro come nuovo nome del gruppo.
Prime esibizioni (1965–1966) [modifica]
I nuovi Velvet Underground registravano e si esibivano a New York City. La loro musica era all'inizio molto più "rilassata" di come diventerà in seguito: Cale descrive questo periodo della band come una reminiscenza della poetica beat, con MacLise che suonava un mellifluo sound di percussioni.[8]
Nel luglio del 1965, Reed, Cale e Morrison registrarono un demo tape nel loro loft di Ludlow Street. Durante un suo breve rientro in Gran Bretagna, Cale diede una copia del nastro a Marianne Faithfull, nella speranza che lei lo passasse a Mick Jagger. Ciò non avvenne, e il nastro vide la luce solo nel 1995 contenuto nel box set antologico del gruppo Peel Slowly and See.
Il manager e giornalista musicale Al Aronowitz procurò il primo ingaggio a pagamento alla band - un concerto alla Summit High School, in New Jersey. Quando il gruppo decise di fare il concerto, MacLise abbandonò la band, protestando contro quella che considerava una "svendita commerciale" del gruppo.[4]
MacLise fu rimpiazzato da Maureen “Moe” Tucker, la sorella più piccola di un amico di Morrison, Jim Tucker. Il suo modo di suonare, allo stesso tempo semplice ed esotico (influenzato dai dischi di Babatunde Olatunji e Bo Diddley), unito alla singolarità che fosse una minuta ragazzina a suonare la batteria (fatto molto raro all'epoca) in un gruppo rock, divenne parte vitale del sound del gruppo. La Tucker usava prevalentemente le percussioni della batteria e la cassa lasciando perdere rullate di grande difficoltà o i piatti.
Andy Warhol e l'Exploding Plastic Inevitable (1966–1967) [modifica]
Andy Warhol diventò il manager della band nel 1965 e suggerì che prendessero come cantante l'attrice e modella tedesca Nico. La reputazione di artista di culto di Warhol fece salire le quotazioni della band negli ambienti underground. Warhol aiutò il gruppo ad assicurarsi un contratto discografico con la Verve Records, sottoetichetta della MGM, e si autonominò "produttore" del disco d'esordio, dando carta bianca al gruppo nello sbizzarrirsi nella ricerca del proprio sound e delle loro sperimentazioni sonore.
Durante il periodo passato con Andy Warhol, la band divenne parte integrante del suo show multimediale, l'Exploding Plastic Inevitable, al quale fornivano l'accompagnamento musicale. Suonarono in parecchi show per svariati mesi a New York City, poi viaggiarono attraverso gli Stati Uniti e il Canada fino all'ultima rappresentazione nel maggio del 1967.[9] Lo show includeva anche proiezioni dei film e dei dipinti di Warhol.
Nel 1966 MacLise temporaneamente si riunì ai Velvet Underground per qualche esibizione quando Reed si ammalò di epatite e non era in grado di esibirsi con il gruppo. In questi concerti, Cale cantava e suonava l'organo mentre la Tucker passò a suonare il basso.
Il primo disco: The Velvet Underground & Nico (1967) [modifica]
Per approfondire, vedi la voce The Velvet Underground & Nico.
L'album venne registrato negli Scepter Studios di New York City durante l'aprile del 1966. Infine venne pubblicato dalla Verve Records nel marzo 1967. Della produzione musicale del disco si occupò in larga misura il professionista di studio Tom Wilson, infatti Warhol era solo il produttore "nominale" delle sessioni e si limitò a finanziarle e a presenziare ad esse incitando la band a ricostruire il sound live che lo aveva tanto colpito.[10]
Dietro insistenza di Warhol, Nico cantò tre canzoni sul disco d'esordio della band, The Velvet Underground & Nico: Femme Fatale, I'll Be Your Mirror e la preferita di Warhol All Tomorrow's Parties.
La copertina del disco è celebre per il disegno opera di Warhol: una banana gialla con la scritta Peel slowly and see ("sbuccia lentamente e guarda") stampata vicino. Chi rimuoveva la buccia di banana adesiva, vi trovava sotto un'allusiva banana di colore "rosa".
Sul disco, undici canzoni dimostrano tutta la versatilità del sound del gruppo, passando dalla violenza di I'm Waiting for the Man e Run Run Run, alle ipnotiche e perverse Venus in Furs e Heroin, cruda rappresentazione delle sensazioni di un tossicodipendente, per poi immergersi nella dolcezza sinistra di Sunday Morning, nella quiete di Femme Fatale e di I’ll Be Your Mirror, per poi giungere alla solenne All Tomorrow's Parties[11] e alle sperimentazioni sonore di The Black Angel's Death Song e European Son dedicata al poeta Delmore Schwartz.
L'album venne pubblicato il 12 marzo 1967, e raggiunse la posizione numero 171 della classifica di Billboard. Il promettente debutto commerciale della band fu guastato da delle complicazioni legali: Il retro del disco mostrava una fotografia del gruppo mentre suonava in un concerto con una immagine proiettata alle loro spalle; l'immagine in questione era tratta da un fotogramma di un film di Warhol, Chelsea Girls. L'attore del film, Eric Emerson, che era stato arrestato per possesso di droga e aveva un disperato bisogno di soldi, affermò che la sua immagine era stata utilizzata sul disco senza il suo permesso (l'immagine del suo viso campeggiava sopra il gruppo che suonava). La MGM Records ritirò dal mercato tutte le copie dell'album fino a quando la disputa legale venne risolta con l'eliminazione dell'immagine incriminata. Tutto questo però, bastò a rovinare l'ascesa commerciale del disco.
White Light/White Heat (1968) [modifica]
Per approfondire, vedi la voce White Light/White Heat.
Nico se ne andò dalla band, a causa di continui litigi con Reed che la accusava di portare avanti una relazione sentimentale sia con lui che con Cale, appena prima dell'inizio delle sedute di registrazione per il loro secondo album, White Light/White Heat. La presenza di Nico all'interno della band era sempre stata problematica: forzata dallo stesso Warhol, inizialmente non era stata accettata dagli altri componenti; solo John Cale maturerà con la "chanteuse" un forte legame duraturo nel tempo (egli sarà infatti il produttore dei suoi più importanti lavori da solista). Questa volta a produrre del tutto il secondo album del gruppo fu Tom Wilson, in qualità di unico produttore al posto di Warhol, che aveva lasciato la carica di produttore e di manager oberato da altri impegni e infastidito da dei dissidi finanziari avuti con Reed. Warhol si occupò comunque della grafica di copertina, completamente nera e con un teschio sovraimpresso in trasparenza in un angolo che rappresentava un tatuaggio del fotografo della factory Billy Linch in arte Billy Name. Come manager del gruppo, al posto di Warhol, subentrò Steve Sesnick, entusiasta sostenitore della band, che sosteneva avrebbe fatto diventare più grande dei Beatles.[12] L'unico contrario alla scelta di Sesnick come manager, era John Cale, che non si fidava della troppa spavalderia e disinvoltura dell'uomo. Inoltre, Cale lo ritenne la causa scatenante della successiva rottura tra lui e Reed, perché non faceva altro che ripetere che la vera e unica star della band era Lou Reed stesso.[13]
Intanto i Velvet Underground si esibivano dal vivo sempre più spesso, e le loro performance diventavano sempre più cattive e rumorose, con sempre maggiori sperimentazioni sonore.
La tecnica di registrazione utilizzata per il disco fu grezza e ultra satura di suoni potenti. Cale ha affermato che mentre il loro album di debutto contiene momenti di fragilità e bellezza, White Light/White Heat era “consapevolmente un disco duro, anti-bellezza”. La title track inizia con Lou Reed che si cimenta al pianoforte pestando furiosamente sui tasti alla maniera di Jerry Lee Lewis e parla delle sensazioni di luce e calore date dall'anfetamina. La stramba e inquietante Lady Godiva’s Operation rimane la canzone dell'album preferita da Reed e contiene alcuni dei suoni più bizzarri mai uditi in una canzone pop o rock che dir si voglia. Nonostante la predominanza di sonorità dure e rumorose come nella lunghissima e delirante Sister Ray e in I Heard Her Call My Name, l'album contiene anche l'ironicamente macabra The Gift, un racconto scritto da Reed e recitato da Cale nel suo inconfondibile accento gallese con un sottofondo di musica dissonante. La meditativa Here She Comes Now verrà in seguito ripresa da numerose band, tra le quali i Galaxie 500, i R.E.M., i Cabaret Voltaire, i Voodoo Loons, e i Nirvana.
L'album venne pubblicato il 30 gennaio 1968, ed entrò al numero 199 della classifica di Billboard restandoci per sole due settimane.
L'insuccesso commerciale fece crescere le tensioni all'interno del gruppo: la band era stanca di ricevere poca considerazione per il proprio lavoro, inoltre Reed e Cale volevano portare i Velvet Underground in due diverse direzioni opposte. Le differenze vennero a galla durante l'ultima seduta di registrazione del gruppo a cui presenziò anche Cale nel febbraio del 1968: due canzoni maggiormente pop scritte da Lou Reed (Temptation Inside Your Heart e Stephanie Says) si scontrarono con una composizione dominata dalla stridente viola di Cale (Hey Mr. Rain). (Nessuna di queste canzoni verrà pubblicata, vedranno la luce solo postume negli album di rarità VU e Another View). Reed spingeva per dare ai Velvet una sferzata più commerciale, mentre Cale rimaneva risoluto e fermo nelle sue teorie artistiche sulla sperimentazione sonora dura e pura.
The Velvet Underground (1969) [modifica]
Per approfondire, vedi la voce The Velvet Underground (album).
Prima che iniziassero le sedute di registrazione per il terzo album del gruppo, John Cale se ne andò dalla band (licenziato da Lou Reed) e venne rimpiazzato da Doug Yule dei Grass Menagerie, gruppo musicale di Boston che aveva spesso aperto diversi spettacoli dei Velvet. The Velvet Underground venne registrato a fine 1968 (e pubblicato nel marzo 1969). La fotografia di copertina, che ritraeva i membri della band stravaccati su un divano della factory immerso in una luce soffusa, venne scattata dal fotografo Billy Name (vero nome Billy Linich). La grafica di copertina è opera di Dick Smith, all'epoca un artista dello staff della MGM/Verve. Pubblicato il 12 marzo 1969, l'album fallì l'entrata nella classifica Top 200 di Billboard.
Le atmosfere tetre e forti, sature di quel suono abrasivo e fragoroso dei primi due dischi, sono quasi del tutto assenti in questo terzo lavoro. The Velvet Underground risente molto della leadership incontrastata di Reed, il suono è più rilassato, "vellutato", e influenzato dalla musica folk, in qualche modo anticipa lo stile cantautoriale che sarà del primo Lou Reed solista. Altro fattore cruciale nel cambio del sound generale della band, fu il furto di tutta l'attrezzatura strumentale (amplificatori Vox e distorsori compresi), che venne rubata durante uno scalo in un aeroporto durante una tournèe.
All'interno del disco non mancano brani significativi e di notevole pregio come Pale Blue Eyes, What Goes On, Jesus, Some Kinda Love", Candy Says, che tratta dello stesso transessuale di Walk In The Wild Side Beginning to See the Light e Afterhours, cantata da Moe Tucker. L'album è anche un esempio della versatilità della band e soprattutto della capacità di Reed di scrivere grandi canzoni, costruite sapientemente sia dal punto di vista testuale che musicale, ed è proprio l'apparente scarnezza del lavoro strumentale rispetto al passato, a rivelare in pieno la padronanza della "forma canzone" da parte di Lou Reed. L'influenza avuta dal disco negli anni può essere riscontrata in varie produzioni successive di indie rock e musica lo-fi.
Il quarto album "perduto" (1969) [modifica]
I Velvet Underground passarono la maggior parte del 1969 in tournèe, sentendosi però non molto ben accolti al di fuori di New York, la loro città natale. L'album dal vivo 1969: Velvet Underground Live with Lou Reed venne registrato durante l'ottobre 1969 ma pubblicato solo nel 1974 dalla Mercury Records dietro insistenza del critico rock Paul Nelson.
Durante lo stesso anno, la band registrò parecchio materiale in studio, che però non venne mai ufficialmente pubblicato a causa di dispute legali con la casa discografica. Spezzoni di queste sessioni verranno pubblicate anni dopo nelle raccolte VU e Another View e nei box set antologici What Goes On e Peel Slowly and See. L'album mai pubblicato avrebbe dovuto avere un suono di transizione a metà tra le atmosfere soffuse del terzo album e le canzoni pop rock di Loaded, il loro quarto e ultimo disco.
Dopo la sua uscita dal gruppo, Lou Reed rielaborò e riutilizzò molte di queste canzoni per i suoi dischi da solista (Stephanie Says, Ocean, I Can’t Stand It, Lisa Says, She’s My Best Friend).
Loaded (1970) [modifica]
Per approfondire, vedi la voce Loaded (The Velvet Underground).
Per il loro album successivo, la band cambiò etichetta discografica passando alla Atlantic Records dopo i contrasti avuti con la MGM/Verve. Si tratta sicuramente dell'album maggiormente commerciale del gruppo, contenendo le canzoni più accessibili e tradizionalmente pop rock che i Velvet Underground avessero mai suonato. Inoltre il disco contiene due dei classici più celebri di Lou Reed: Sweet Jane e Rock and Roll.
Sebbene la Tucker avesse temporaneamente abbandonato il gruppo a causa di una gravidanza, ricevette ugualmente crediti compositivi su Loaded. La batteria venne suonata da diverse persone, inclusi Yule, il tecnico Adrian Barber, il session man Tommy Castanaro, e il fratello di Doug Yule, Billy, che frequentava ancora le scuole superiori.
Disilluso dalla mancanza di successo della band e dopo vari contrasti con il manager Steve Sesnick, Reed decise di lasciare il gruppo nell'agosto del 1970. La band sostanzialmente si dissolse durante la registrazione del disco e Reed lasciò prima del termine delle sedute in studio. Lou Reed ha spesso riferito di quanto si sentì sorpreso ai tempi di vedere Loaded nei negozi.
Inoltre Reed si dimostrò particolarmente amareggiato dai cambiamenti che a sua insaputa erano stati apportati alle sue composizioni, come nel caso di Sweet Jane, alla quale era stata amputata un'intera strofa e la coda strumentale. Anche New Age e Rock and Roll vennero pesantemente ritoccate. (Circa tre decenni dopo, l'album sarebbe stato ripubblicato nella sua versione completa reintitolato per l'occasione Fully Loaded.) D'altro canto, Yule precisò che Reed lasciò a metà le sedute di registrazione del disco, disinteressandosi delle fasi finali di missaggio, editing e masterizzazione dei brani.
Squeeze e i "falsi" Velvet (1970-1973) [modifica]
Per approfondire, vedi la voce Squeeze.
Con l'abbandono di Lou Reed, la leadership del gruppo passò inaspettatamente nelle mani di Doug Yule che si fece carico di tutte le parti vocali e di chitarra, e la band iniziò una nuova serie di concerti in supporto a Loaded, suonando negli Stati Uniti e in Europa. Poco tempo dopo, anche Sterling Morrison lasciò il gruppo per intraprendere la carriera di professore di letteratura inglese alla University of Texas di Austin. Il suo posto venne preso dal cantante/tastierista Willie Alexander. La band suonò in Inghilterra, Galles, e in Olanda.
Nel 1972 la Atlantic pubblicò Live at Max's Kansas City, un album live contenente registrazioni semi-ufficiali dell'ultimo concerto dei Velvet Underground con Lou Reed, registrate da una loro fan, Brigid Polk, con un registratore portatile il 23 agosto 1970. Intanto, la band capeggiata da Yule, si stava sgretolando sempre più velocemente e presto gli altri membri del gruppo se ne andarono via, compresa Maureen Tucker, l'ultimo membro originale dei Velvet. Allora Yule registrò praticamente da solo l'album Squeeze utilizzando ugualmente il nome dei Velvet Underground, aiutato solamente dal batterista dei Deep Purple Ian Paice e da qualche altro musicista di studio.
Prima della pubblicazione di Squeeze, una nuova formazione dei Velvet Underground venne assemblata in tutta fretta per un tour in Gran Bretagna a promozione del disco in uscita. Questa versione dei Velvet Underground era formata da Yule, Rob Norris (chitarre), George Kay (basso) e Mark Nauseef (batteria). Sesnick, il manager storico, abbandonò la band poco prima dell'inizio del tour, e Yule lasciò anche lui quando il fallimentare breve tour terminò nel dicembre del 1972.
Squeeze uscì pochi mesi dopo nel febbraio del 1973, solamente in Europa. L'album ricevette pessime recensioni ed è motivo di imbarazzo per i fan dei Velvet; generalmente viene omesso dalla discografia ufficiale della band.[14]
Reunion (1990-1996) [modifica]
Nel 1990, Reed e Cale pubblicarono l'album Songs for Drella, dedicato alla memoria del recentemente scomparso Andy Warhol. "Drella" era un soprannome di Warhol, la combinazione di "Dracula" e "Cinderella" (Cenerentola). Songs for Drella fu la prima volta dopo anni che i due lavorarono insieme, e voci di una riunione imminente dei Velvet Underground incominciarono a circolare incessantemente, sostenute dall'estemporanea apparizione di Reed, Cale, Morrison e Tucker che suonarono Heroin alla fine di una esecuzione pubblica di Songs for Drella a Jouy-en-Josas, in Francia in occasione di una retrospetiva su Warhol.
I Velvet Underground originali si riunirono ufficialmente nel 1992, iniziando un tour europeo da Edimburgo il 1 giugno 1993. Cale cantava la maggior parte della canzoni che erano state originariamente interpretate da Nico (deceduta nel 1988 a causa di una banale caduta in bicicletta). La band si esibì anche come gruppo di spalla agli U2 in Italia durante cinque date del loro tour, lo Zoo TV Tour. Le esibizioni del riformato gruppo vennero accolte con critiche contrastanti, Roger Morton su NME scrisse: «Quattro musicisti attempati che suonano semplici e tristi canzoni rock adolescenziali con la passione di un quartetto di annunciatori ferroviari».[15] In generale però si registrò un buon afflusso di pubblico ai concerti, richiamato dalla statura mitica ormai raggiunta dalla band nel corso degli anni. Dei concerti vennero pubblicati un CD singolo e uno doppio intitolati entrambi Live MCMXCIII.
Dato il successo del tour europeo, vennero fissate una serie di date per dei concerti negli USA, e anche un'esibizione durante la trasmissione MTV Unplugged, ma prima che tutti questi progetti potessero concretizzarsi, Reed e Cale litigarono di nuovo, e sciolsero definitivamente la band.
Il 30 agosto 1995, Sterling Morrison morì di tumore, mettendo così fuori discussione qualsiasi altra futura reunion della band.
Quando il gruppo fu introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1996, Lou Reed e John Cale riformarono brevemente i Velvet Underground per un'ultima volta, con Maureen Tucker alle percussioni. Doug Yule era assente. Alla cerimonia, la band fu introdotta da Patti Smith, e il gruppo suonò il brano Last Night I Said Goodbye to My Friend, scritto in onore di Morrison.

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